Postcards from Paradise (Cartoline dal Paradiso)

Il 22 febbraio del 2020 in Italia viene scoperto il paziente uno malato di COVID 19.
Quello stesso giorno io e la mia famiglia siamo su un volo che ci porta dal Giappone all’Italia, per una delle nostre solite vacanze fuori stagione.
Siamo partiti dal Giappone con le mascherine e il disinfettante. Al nostro scalo in Germania siamo gli unici ad indossarle, a Napoli non ne parliamo nemmeno, le togliamo per rimetterle solo al viaggio di ritorno.
Mai avrei pensato che quel viaggio di ritorno sarebbe stato l’ultimo, e che oggi, a un anno di distanza, per anda- re in Italia potrei farlo solo per lavoro o per un lutto.

Ma non mi lamento, non mi sono mai lamentato. Ho visto le immagini dall’Italia, ho sentito amici che si sono ammalati, lavori in fumo, famiglie separate per mesi. Non mi lamento e aspetto, prima o poi cambierà mi dico, nel frattempo ascolto. Ascolto tantissimo. La domanda è sempre la stessa: “come va da voi?”

Ho scoperto che noi umani odiamo la solitudine, ma allo stesso tempo ci piace pensare che siamo soli. Ognuno di noi nel suo piccolo ha una piccola tragedia che nasce dentro, e ognuno combatte contro questo nemico invisibile al meglio delle sue forze. La retorica del “pensa a chi sta peggio” ormai non funziona più, noi rivogliamo quello che era nostro e lo rivogliamo ora. Tutta la libertà che ci viene negata, diventa improvvisamente la droga di cui non si potrà mai più fare a meno.

Mi sono nutrito di retorica nei miei periodi più scuri, in quei momenti in cui pensavo “beati quelli che possono tornare a casa in macchina”, oppure quando vedevo il mare d’Italia che mi manca come l’aria, che nostalgia, bisogna aspettare.
Ho trovato la mia dose di retorica nella tecnologia di google Streetview, la quale mi ha permesso di viaggiare senza spostarmi da casa e così ho cominciato ad esplorare il mondo.

Una cosa a cui rifletto spesso è la condizione dell’uomo rispetto alla natura di cui dispone. Le città sono da sempre viste come luoghi di opportunità e lavoro. Cinema, teatri, musei, tutte cose che fanno bene al cuore
e all’animo, e per chi vive in città sono cose in un certo senso a portata di mano. Quello che la pandemia ha cambiato è sicuramente la percezione di alcuni privilegi, che sono diventati con il tempo restrizioni per molti e libertà per alcuni. Chi vive in campagna infatti, ha potuto in questi mesi, godere di quello che per molti “cittadini”, ad un certo punto, poteva sembrare addirittura il paradiso. E a cui mai avrebbero pensato di aspirare, se non durante un fine settimana fuori porta.

Questa riflessione, quasi antropologica, mi ha portato a visitare posti in cui la natura sarebbe dovuta essere punto centrale del luogo stesso, e mi sono reso conto che vivere in città o in campagna non fa differenza per chi vive in un paese povero o in guerra, mi sono trovato a catalogare immagini che mostrano l’inadeguatezza di una vita ai limiti del dignitoso, per la maggior parte delle persone che popolano questo pianeta.

Mi domando, cosa risponderebbe un keniota alla domanda “come va da voi?”. In Kenia non c’è acqua potabile per il 50% della popolazione, la stessa percentuale di disoccupati e milioni di persone in stato di indigenza. In alcuni quartieri di Dacca, in Bangladesh, l’aspettativa di vita non supera i 50 anni.
In Armenia nel 2020 c’è stata una guerra, in Afghanistan le donne vengono lapidate e fustigate ogni giorno

e adesso che gli USA lasceranno il paese, le cose andranno anche peggio. In Nigeria la criminalità è a livelli altissimi. E così via, potrei raccontarvi di altre decine di posti che ho visitato.

Ecco la mia retorica, in cui mi rifugio ogni tanto. Lo so, noi rivogliamo la nostra libertà e la rivogliamo ora, anche io la rivoglio.
Però nei momenti più bui vedo quella donna che cammina sulla strada sterrata, con niente da portare, ne una borsa, un borsellino, niente di niente e penso che posso aspettare.

Aspetto, aspetto tantissimo.

tutte le immagini presenti nel progetto sono state “trovate” utilizzando la tecnologia Google Streetview e Google contributors.

 

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